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La mostra di Canaletto a Roma

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settembre 10, 2018
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Proprio nel 250° anniversario dalla morte del pittore veneziano, si presenta a Roma la mostra “Canaletto 1697-1768” dove sarà possibile ammirare i suoi più grandi capolavori.

Canaletto è stato uno dei pittori del Settecento europeo più noti.
Nato a Venezia nel 1697 con il nome di Giovanni Antonio Canal e ivi morto nel 1768, fu un incisore e pittore, conosciuto soprattutto per le sue vedute della città veneziana. Esisteva all’epoca, a Venezia, una famiglia Canal di origine nobile; pare però non avesse alcun collegamento con quella del pittore, anch’essa benestante.

Il soprannome con il quale è a tutti noto gli venne affibbiato probabilmente per distinguerlo dal padre, anch’egli pittore ma di scene teatrali. Canaletto si ritrovò infatti a collaborare sia con il padre che con il fratello, per la realizzazione di fondali scenici per le opere di Vivaldi a Venezia e Scarlatti a Roma. Nella capitale venne in contatto con i “vedutisti”, i quali lo introdussero a questo genere pittorico che prevedeva la realizzazione di squarci delle città riprese dal vero. Venezia sarà una delle città che maggiormente si presterà, per le sue vedute, a questa scia pittorica settecentesca.A Roma il Canaletto ritrae le vedute della Basilica di Santa Maria d’Aracoeli, del Campidoglio e del Tempio di Antonino e Faustina immortalandole nel loro aspetto quotidiano.

La caratteristica che contraddistingue il Canaletto è la sua capacità di rappresentare in maniera ardita il momento impresso sulla tela, con una perfetta fedeltà verso architettura e condizioni di luce presenti. All’epoca raggiunse una certa fama soprattutto nella sua città e ottenne diverse committenze dai signori del tempo e dai mercanti. Le rappresentazioni di Venezia durante le sue feste erano quelle che meglio fotografavano l’immagine della ricchezza e della magnificenza di questa repubblica marinara. In lui si realizzarono e concretizzarono perfettamente gli elementi oggettivi e scientifici promossi allora dall’illuminismo.

Il Canaletto riprese anche immagini di luoghi diversi dai suoi abituali, rappresentando, fra le altre, la veduta di Corfù per Johann Matthias von der Schulenburg, un feldmaresciallo e conte che prestò servizio nella repubblica veneziana istituendovi anche un esercito. Quest’ultimo è un esempio di pittura celebrativa per la vittoria del militare sull’isola ai danni dei Turchi Ottomani. La peculiarità dei dipinti del Canaletto sta anche nell’accuratezza dei particolari e nell’uso dello sfocato per i personaggi sullo fondo, come anche nella realizzazione dal vivo delle sue opere non elaborate da schizzi.

I dipinti e le realizzazioni esposte a Roma provengono dai maggiori musei in tutto il mondo. Le opere esposte provengono da musei prestigiosi come il Museo di Belle Arti di Budapest, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la National Gallery di Londra, il Museo Pushkin di Mosca (solo per citarne alcuni), a testimonianza dell’internazionalità raggiunta da questo artista. Tra quelle che potrete ammirare sono state incluse anche alcune opere provenienti dai musei statunitensi di Boston, Cincinnati e Kansas City. Molte delle sue opere sono normalmente esposte nelle istituzioni museali italiane come la Fondazione Giorgio Cini, i Musei Reali di Torino, il Castello Sforzesco di Milano, le Gallerie Nazionali d’arte Antica di Palazzo Barberini e la Galleria Borghese di Roma.

Tra tutte le opere in mostra sono presenti anche pezzi rari e mai esposti in Italia, motivo per cui vale davvero la pena cogliere quest’occasione al volo ed accorrere a Palazzo Braschi, nei pressi di Piazza Navona, prima della sua conclusione fissata per il 19 agosto.
In totale, la mostra racchiude 42 dipinti, includenti anche pezzi celeberrimi, 16 libri, vari documenti di archivio e 9 disegni. I capolavori che maggiormente colpiscono in questa retrospettiva sono due opere della Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli di Torino, ovvero Il Canal Grande con Santa Maria della Carità e Il Canal Grande da nord, verso il Rialto. Entrambi sono esposti per la prima volta con un manoscritto che si trova presso la Biblioteca Statale di Lucca, che espone le circostanze della realizzazione di questi due dipinti a partire dalla loro commissione fino alla completa realizzazione.